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Citando fonti della stampa italiana secondo cui “fra 30 e 50 giornalisti sono sotto protezione per minacce“, Rsf afferma che “i giornalisti che indagano sulla corruzione e il crimine organizzato sono quelli più presi di mira”.
“In Vaticano – continua – è la giustizia che se la prende con la stampa, nel contesto degli scandali Vatileaks e Vatileaks 2. Due giornalisti rischiano otto anni di carcere per la pubblicazione di libri che rivelano i malaffari della Santa Sede”.
La classifica di Reporters sans Frontieres fa emergere “un clima di paura generalizzata e di tensioni che si aggiunge a una pressione degli Stati e degli interessi privati sempre più forte sulle redazioni”, si legge nell’introduzione. La classifica, su 180 paesi, vede l’Europa come continente in cui la stampa è più libera, seguita – ed è una novità – dall’Africa, che supera le Americhe. Ciò a causa delle violenze in Sud America contro la stampa. Seguono Asia, Europa dell’Est e Asia centrale. Per l’esercizio del giornalismo la regione peggiore resta il Nord Africa/Medio Oriente.
Scende di 7 posti, al 45/o, la Francia dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo e lo stato d’emergenza. Tre paesi europei sono sul podio, Finlandia, Olanda e Norvegia. Migliorano Tunisia (+30, al 96/o posto) e Ucraina (107/a, +22), crolla la Polonia (47/a, -29). “Numerosi dirigenti mondiali – scrive il segretario generale Cristophe Deloire– sviluppano una forma di paranoia contro il legittimo esercizio del giornalismo. Il clima di paura comporta un odio crescente del dibattito e del pluralismo”.