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Roberto Amen, al Tg2 nel 1981, ha seguito le vicende dell’attentato a Giovanni Paolo II e della tragedia di Vermicino. Dal 1986 ha condotto diverse edizioni del Telegiornale 2. Dal 2002 al 2013, è stato vice-direttore di Rai Parlamento.
Due domande all’Autore:
D. Nell’informazione televisiva, tra ieri e oggi, quali sono le differenze?
R. Trent’anni fa ci si interrogava, si studiava il linguaggio, per renderlo più attuale ed efficace: una ricerca che negli ultimi anni si è un po’ persa. Oggi, è importante richiamare l’attenzione sulla necessità di rivitalizzare la ricerca sul modo migliore di fare il nostro dovere, che è quello di raccontare una realtà sempre più complessa.
D. Perché “In onda” racconta storie di persone qualsiasi, anziché gli incontri con personaggi o con coloro che “hanno fatto la storia”?
R. La storia la fanno le persone comuni e ho voluto raccontare quella che chiamo l’eccezionalità del quotidiano. Le persone che più mi hanno colpito, in questi anni, non sono stati i capi di Stato, gli artisti, gli scienziati, ma le persone comuni, quelle che tutti i giorni – senza clamore – compiono atti eroici che ci riconciliano con il genere umano.