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Il governo convoca formalmente Fieg e Fnsi per aprire un tavolo di concertazione sui problemi dell’editoria. I giornalisti accettano, gli editori dicono sì, ma con riserva. E’ sciopero.
La decisione è stata comunicata ieri sera dalla Giunta della Federazione della Stampa: una giornata di sciopero senza preavviso delle agenzie di stampa e dei quotidiani, per protestare contro il nuovo rifiuto degli editori della Fieg alla proposta del governo di riaprire il negoziato contrattuale nell’ambito di un confronto sulla riforma dell’editoria.
Ma vediamo come sono andati i fatti: la proposta del sottosegretario Riccardo Franco Levi e del ministro del Lavoro Cesare Damiano, è stata annunciata la mattina di martedì nella manifestazione di Piazza Capranica, che ha aperto gli Stati Generali, e formalizzata in una nota congiunta in cui si invitano Fnsi e Fieg ad un incontro da tenersi presso la presidenza del Consiglio il giorno 22 novembre alle ore 10, per affrontare il tema della riforma dell’editoria e, in questo quadro, del rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti.
Mentre il segretario della Fnsi Paolo Serventi Longhi ha annunciato che la delegazione del sindacato dei giornalisti parteciperà all’incontro con spirito costruttivo, la Fieg ha detto sì al tavolo del Governo sulla riforma del settore ma ha precisato che il rinnovo del contratto non può essere affrontato nel quadro di consultazioni di altra natura.
In precedenza Paolo Serventi Longhi, nella sua relazione di apertura della manifestazione del Centro Congressi Capranica, ha dichiarato da una parte, la disponibilità totale al dialogo e a mettere da parte la piattaforma contrattuale per sedersi al tavolo con la Fieg, senza pregiudiziali. Dall’altra la conferma a rispondere con lo sciopero, al 625° giorno di vertenza della scadenza del contratto nazionale, in caso di una ennesima chiusura degli editori.
Al dibattito, moderato dal Presidente della Fnsi Franco Siddi, sono intervenuti i Ministri del Lavoro Cesare Damiano, delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, della Giustizia, Clemente Mastella, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'editoria, Riccardo Franco Levi, il Consiglio nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, nelle persone del presidente Lorenzo Del Boca e del segretario Vittorio Rodi, il Consiglio dell'Inpgi, l'Assemblea della Casagit, i componenti giornalisti del Consiglio di amministrazione del Fondo di Previdenza Complementare. Si è inoltre registrata una partecipazione di massa di tutte le organizzazioni sindacali.
Sempre dal palco degli Stati Generali il sottosegretario Levi, nel convocare sindacato ed editori ad un tavolo di discussione, ha affermato che “in una epoca definita della rivoluzione dell’informazione non può venire meno il ruolo dei giornalisti”. Ha poi ricordato che si è fatto promotore di una riforma organica dell’editoria che, attraverso un percorso complesso che prevede un dialogo continuo con il governo, metterà a punto tutti i capitoli riguardanti il settore. L’obiettivo di Levi è quello di arrivare a presentare un disegno di legge in Parlamento nella prossima primavera.
La promessa di una convocazione formale delle parti era stata confermata anche dal ministro del Lavoro Cesare Damiano: ”L’atto formale della convocazione vuol dire guardare alla concertazione come strumento di democrazia, perché la qualità dell’informazione equivale alla qualità della democrazia”.
Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha portato la sua solidarietà definendo punitivo l’atteggiamento degli editori: un inutile braccio di ferro di fronte il quale occorre essere uniti e saldi per fronteggiare compattamente la situazione.
“Non è un caso che tre ministri ed un sottosegretario abbiano partecipato a questa manifestazione”. Ha esordito così il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni condividendo il tentativo di sbloccare la vertenza contrattuale dei giornalisti in stand by da due anni.
“Il governo Prodi ritiene che i contratti vadano fatti e il muro a muro è un problema anche per il governo” ha aggiunto spiegando che questa situazione non è dovuta alle caratteristiche della piattaforma sindacale, ma ad una voglia di resa dei conti sociali. Anche per Gentiloni quindi ci sono margini per riprendere il filo del dialogo.
Il presidente della Commissione Cultura della Camera, Pietro Folena, primo firmatario di una mozione parlamentare relativa alla vertenza per il rinnovo contrattuale, ha proposto una iniziativa legislativa che modifichi i criteri di erogazione dei contributi agli editori, condizionandoli alla regolarizzazione del personale precario.
Folena ha assicurato al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria, la disponibilità immediata della stessa commissione ad aprire subito il tavolo di confronto sulla riforma dell’editoria, anticipando i tempi rispetto ad altri provvedimenti.
Alla manifestazione hanno infine confermato pienamente il loro appoggio tutti i segretari degli organismi di categoria: Raffaele Bonanni, Cisl; Luigi Angeletti, Uil; Renata Polverini, Ugl; Giuseppe Giulietti, Ds.