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QUANDO AVEVAMO LA GUERRA IN CASA

12/05/2016
Autore: 
Mario Francese
Editore: 
Mohicani (2016), pag.151, Euro 12,00
Un ragazzino di quattordici anni corre a perdifiato per le strade di Palermo, per sfuggire alle bombe sganciate dalle “Fortezze volanti”. È l’immagine che affiora dal racconto in presa diretta di quel ragazzo, Mario Francese, che alcuni anni dopo sarebbe diventato un cronista di razza e avrebbe raccontato un’altra guerra, quella di mafia. Sfuggito alle bombe del 1943, Francese fu poi crivellato dai colpi di un commando di Cosa nostra.
Il racconto della seconda guerra mondiale è stato pubblicato nel 1960, nel supplemento per il centenario del “Giornale di Sicilia”. Ora, per iniziativa dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, è diventato un libro.
La tragedia dei bombardamenti in Sicilia rivive così in un reportage appassionante. Nel resoconto, venato dalla drammaticità dell’esperienza di un giovane sfollato, Francese coglie e descrive i disagi e le paure della gente, ma anche frammenti dell’ansia controllata di un ragazzo che, da Siracusa, è venuto a studiare a Palermo.
Quando Francese torna a Siracusa, trova la casa di famiglia bombardata, ritrova il suo compagno di scuola Concetto Lo Bello (poi diventato arbitro internazionale di calcio) e vive, anche stavolta in presa diretta, lo sbarco degli Alleati. Da cronista in erba, sarà proprio lui a portare la notizia agli altri sfollati che aspettavano questo momento, per uscire dall’incubo della guerra.
Mario Francese, nato a Siracusa il 6 febbraio 1925, era il terzo di quattro figli. Ultimato il ginnasio decise di trasferirsi a Palermo, da una zia per completare gli studi e poi iscriversi all’università. In questo periodo fu testimone dei bombardamenti aerei sulla Sicilia. Negli anni Cinquanta, avviò una collaborazione con “La Sicilia” di Catania, occupandosi di cronaca nera e giudiziaria. Nel 1960 passò al “Giornale di Sicilia”. Da quel momento, dalla strage di Ciaculli alla scomparsa di Mauro De Mauro e all’uccisione del procuratore Pietro Scaglione, si occupò dei casi più importanti. Il suo giornalismo investigativo alzò il velo su tanti traffici e delitti. Fu ucciso il 26 gennaio 1979.