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Donne al timone, quando l’imprenditoria si fa femminile

28/04/2016
Un volume che racconta trentadue storie di cooperative guidate da donne appartenenti a Confcooperative dell'Emilia Romagna. Questo è ‘Donne al Timone’, il libro sull’imprenditoria femminile curato dal giornalista Elio Pezzi, dopo aver raccolto alcune esperienze di imprenditrici che hanno avuto il coraggio di buttarsi in questa avventura. Donne che ora si trovano alla guida di aziende che, seppur vivendo in momenti di crisi come quelli attuali, hanno deciso di combattere, di non adagiarsi e trovare una soluzione. Chi nel sociale, che nell’artigianato, chi nel credito, chi in imprese di pulizie, chi nel trasporto merci e logistica, chi nel turismo, chi nell’agricoltura, chi nel settore dell’educazione. E comunque, calate in una realtà decisamente tutta in rosa.
Significativi ‘Case Histories’ con protagoniste le donne, che coraggiosamente hanno creduto nel sistema cooperativo, accettando la sfida di diventare imprenditrici. Un ruolo non facile, il loro, ma hanno deciso di convogliare tutte le forze in questo modello dalle grandi potenzialità economiche, sociali e di promozione del territorio. Chapeau.
‘Si tratta di esperienze rilevanti che vedono protagoniste le donne - spiega Maurizio Gardini, Presidente di Confcooperative - che con coraggio e fiducia in se stesse, hanno accettatola sfida di essere imprenditrici in emilia Romagna, puntando su aspetti,  metodi e valori tipicamente cooperativi’.
‘Il nostro obiettivo – gli fa eco Francesco Milza, Presidente Concooperative Emilia Romagna – è quello di continuare a far conoscere sempre meglio le imprese, nello specifico le cooperative con dirigenti donne. Crediamo si tratti di un’occasione che punta a sviluppare azioni politiche intersettoriali di pari opportunità, a gestire progetti innovativi e a valorizzare le responsabilità fra le donne impegnate nelle cooperative’.
Questi sono esempi concreti di promozione delle energie e delle competenze, ma anche di valorizzazione del management femminile. Ma vediamo di approfondire meglio questi contenuti proprio con l’autore del volume, il giornalista Elio Pezzi, romagnolo doc.
 

In tempi in cui le pari opportunità vengono sempre piu’ declamate, ma spesso poco considerate, come è nata l’idea di raccontare queste esperienze tutte al femminile?
Dalla Commissione Pari Opportunità di Confcooperative Emilia Romagna e dai nuovi dirigenti della centrale cooperativa, perché hanno 'scoperto' e ritenuto giusto e utile valorizzare una presenza fondamentale, che non poteva essere più ignorata, e mi hanno detto: "Vai, adesso tocca a te".
 
In che modo queste cooperative al femminile costituiscono un vero e proprio valore aggiunto?
Perché mettono in evidenza il protagonismo delle imprenditrici cooperative, il loro impegno a tutto tondo non soltanto per le donne, ma per contribuire a testimoniare che la cooperazione è fatto in grandissima parte di buone e non di false cooperative, di cooperatori veri e non di approfittatori, e per affermare la modernità del modello cooperativo, anche in questo periodo di crisi.
 
Questo è un modello di impresa incentrato sui valori di mutualità, leadership partecipativa, impegno sociale e innovazione. Ce ne parli?
La risposta si trova nelle storie raccontate. Una possibile, quanto parziale sintesi, potrebbe essere questa: si tratta di un modello di imprese in cui queste donne, nel loro lavoro di imprenditrici cooperative, si sono messe in gioco in prima persona e continuano a farlo. Sta proprio in questo mettersi in gioco, nel seguire la realtà delle cose, nel restare fedele ai principi e agli ideali della cooperazione dello stare insieme, del mettersi insieme, che le parole, che le vite personali trovano il giusto peso, il loro senso. E così le cooperative che guidano.
 
In quale modo si puo’ ottenere la massima valorizzazione delle persone e, quindi, delle risorse?
Accogliendole così come sono e mettendole davanti alle loro responsabilità. Ciò non toglie la fatica della quotidianità e non cede neppure al perdurare della crisi ancora presente tra ombre e schiarite. Queste donne, queste imprenditrici, queste cooperatrici, infatti, partono dalla quotidianità, dalle circostanze, dal loro settore produttivo e dal mercato, certo, ma sanno guardare più in là, alla schiarita, stanno nel presente e puntano al futuro.
 
Quante cooperative a guida femminile aderiscono a Confcooperative? Raccontaci un po’ di cifre…
Le cooperative presiedute da donne sono 292, pari al 18% delle imprese cooperative di Confcooperative, le quali – questi sono dati a mio parere importanti – hanno una base sociale femminile pari all'89% e con il 71% di lavoratrici dipendenti. Si tratta dunque di imprese presiedute da donne, che creano lavoro e si propongono come esperienze imitabili e da perseguire, anche perché non sono attive soltanto nei settori tradizionalmente femminili, come i servizi sociali ed educativi, ma nel credito, nella cultura, nel marketing, nella logistica, nei trasporti, nel facchinaggio, nell'ambiente...
 
Capacità di cambiare modello di business: la creatività d’impresa concorre a inserirsi in nuovi contesti nazionali e internazionali?

Sì, la creatività d'impresa è indispensabile, come testimoniano appunto le donne raccontate in questo libro, che hanno accettato la sfida di essere imprenditrici in Emilia-Romagna puntando su aspetti, metodi e valori tipicamente cooperativi, che vanno, ad esempio, dall’attuazione di modelli organizzativi e di leadership partecipative alla realizzazione di start up innovative di prodotti e servizi per persone, famiglie e mercati, o dalla messa in opera di progetti capaci di conciliare le esigenze di flessibilità di imprese, lavoratrici e lavoratori alla valorizzazione del territorio, o, ancora, dall’attuazione di strategie comunicative e di marketing all’integrazione culturale di soci-lavoratori e dipendenti di differenti culture... Partendo di qui, aprendosi a questi fattori, se così si può dire, le nuove e vecchie imprese cooperative possono acquisire nuovi spazi o entrare per la prima volta, come richiama la domanda, nei mercati nazionali e internazionali.
 

Quale è stata la storia che ti ha colpito di piu’ e perché…
Facile dire che tutte le trentadue le storie mi hanno colpito, coinvolto e anche commosso. A caldo, ne scelgo due, quella della cooperativa Laura di Faenza, che si occupa di reinserire nella società e nel lavoro donne con gravi disagi psichici, e la cooperativa Ageste di Ferrara, che gestisce lavori in gran parte 'maschili'. Della prima, bastino le parole di Erika Naldoni sulle operatrici della cooperativa: "A ognuna di loro è come se dicessimo: sosteniamo te per sostenere lei, la donna che ha chiesto il nostro aiuto, alla quale non puoi sottrarti, perché ti segue fino a sfinirti. Così ti teniamo stretta, perché tu sei stretta a lei". Della seconda, come non ricordare l'esperienza di Paola Pesci, sempre presente nei cantieri e stimata da tutti, a partire dai soci-lavoratori 'maschi': "Sono molto importanti l'affiatamento della base sociale, l'umiltà di ascoltare tutti, la presenza di dirigenti e responsabili, l'avere presente che si opera con esseri umani. In una parola, non bisogna mai dimenticare l'umano".
 

Un volume che racconta trentadue storie di cooperative guidate da donne appartenenti a Confcooperative dell'Emilia Romagna. Questo è ‘Donne al Timone’, il libro sull’imprenditoria femminile curato dal giornalista Elio Pezzi, dopo aver raccolto alcune esperienze di imprenditrici che hanno avuto il coraggio di buttarsi in questa avventura. Donne che ora si trovano alla guida di aziende che, seppur vivendo in momenti di crisi come quelli attuali, hanno deciso di combattere, di non adagiarsi e trovare una soluzione. Chi nel sociale, che nell’artigianato, chi nel credito, chi in imprese di pulizie, chi nel trasporto merci e logistica, chi nel turismo, chi nell’agricoltura, chi nel settore dell’educazione. E comunque, calate in una realtà decisamente tutta in rosa.
Significativi ‘Case Histories’ con protagoniste le donne, che coraggiosamente hanno creduto nel sistema cooperativo, accettando la sfida di diventare imprenditrici. Un ruolo non facile, il loro, ma hanno deciso di convogliare tutte le forze in questo modello dalle grandi potenzialità economiche, sociali e di promozione del territorio. Chapeau.
‘Si tratta di esperienze rilevanti che vedono protagoniste le donne - spiega Maurizio Gardini, Presidente di Confcooperative - che con coraggio e fiducia in se stesse, hanno accettatola sfida di essere imprenditrici in emilia Romagna, puntando su aspetti,  metodi e valori tipicamente cooperativi’.
‘Il nostro obiettivo – gli fa eco Francesco Milza, Presidente Concooperative Emilia Romagna – è quello di continuare a far conoscere sempre meglio le imprese, nello specifico le cooperative con dirigenti donne. Crediamo si tratti di un’occasione che punta a sviluppare azioni politiche intersettoriali di pari opportunità, a gestire progetti innovativi e a valorizzare le responsabilità fra le donne impegnate nelle cooperative’.
Questi sono esempi concreti di promozione delle energie e delle competenze, ma anche di valorizzazione del management femminile. Ma vediamo di approfondire meglio questi contenuti proprio con l’autore del volume, il giornalista Elio Pezzi, romagnolo doc.
 

In tempi in cui le pari opportunità vengono sempre piu’ declamate, ma spesso poco considerate, come è nata l’idea di raccontare queste esperienze tutte al femminile?
Dalla Commissione Pari Opportunità di Confcooperative Emilia Romagna e dai nuovi dirigenti della centrale cooperativa, perché hanno 'scoperto' e ritenuto giusto e utile valorizzare una presenza fondamentale, che non poteva essere più ignorata, e mi hanno detto: "Vai, adesso tocca a te".
 
In che modo queste cooperative al femminile costituiscono un vero e proprio valore aggiunto?
Perché mettono in evidenza il protagonismo delle imprenditrici cooperative, il loro impegno a tutto tondo non soltanto per le donne, ma per contribuire a testimoniare che la cooperazione è fatto in grandissima parte di buone e non di false cooperative, di cooperatori veri e non di approfittatori, e per affermare la modernità del modello cooperativo, anche in questo periodo di crisi.
 
Questo è un modello di impresa incentrato sui valori di mutualità, leadership partecipativa, impegno sociale e innovazione. Ce ne parli?
La risposta si trova nelle storie raccontate. Una possibile, quanto parziale sintesi, potrebbe essere questa: si tratta di un modello di imprese in cui queste donne, nel loro lavoro di imprenditrici cooperative, si sono messe in gioco in prima persona e continuano a farlo. Sta proprio in questo mettersi in gioco, nel seguire la realtà delle cose, nel restare fedele ai principi e agli ideali della cooperazione dello stare insieme, del mettersi insieme, che le parole, che le vite personali trovano il giusto peso, il loro senso. E così le cooperative che guidano.
 
In quale modo si puo’ ottenere la massima valorizzazione delle persone e, quindi, delle risorse?
Accogliendole così come sono e mettendole davanti alle loro responsabilità. Ciò non toglie la fatica della quotidianità e non cede neppure al perdurare della crisi ancora presente tra ombre e schiarite. Queste donne, queste imprenditrici, queste cooperatrici, infatti, partono dalla quotidianità, dalle circostanze, dal loro settore produttivo e dal mercato, certo, ma sanno guardare più in là, alla schiarita, stanno nel presente e puntano al futuro.
 
Quante cooperative a guida femminile aderiscono a Confcooperative? Raccontaci un po’ di cifre…
Le cooperative presiedute da donne sono 292, pari al 18% delle imprese cooperative di Confcooperative, le quali – questi sono dati a mio parere importanti – hanno una base sociale femminile pari all'89% e con il 71% di lavoratrici dipendenti. Si tratta dunque di imprese presiedute da donne, che creano lavoro e si propongono come esperienze imitabili e da perseguire, anche perché non sono attive soltanto nei settori tradizionalmente femminili, come i servizi sociali ed educativi, ma nel credito, nella cultura, nel marketing, nella logistica, nei trasporti, nel facchinaggio, nell'ambiente...
 
Capacità di cambiare modello di business: la creatività d’impresa concorre a inserirsi in nuovi contesti nazionali e internazionali?

Sì, la creatività d'impresa è indispensabile, come testimoniano appunto le donne raccontate in questo libro, che hanno accettato la sfida di essere imprenditrici in Emilia-Romagna puntando su aspetti, metodi e valori tipicamente cooperativi, che vanno, ad esempio, dall’attuazione di modelli organizzativi e di leadership partecipative alla realizzazione di start up innovative di prodotti e servizi per persone, famiglie e mercati, o dalla messa in opera di progetti capaci di conciliare le esigenze di flessibilità di imprese, lavoratrici e lavoratori alla valorizzazione del territorio, o, ancora, dall’attuazione di strategie comunicative e di marketing all’integrazione culturale di soci-lavoratori e dipendenti di differenti culture... Partendo di qui, aprendosi a questi fattori, se così si può dire, le nuove e vecchie imprese cooperative possono acquisire nuovi spazi o entrare per la prima volta, come richiama la domanda, nei mercati nazionali e internazionali.
 

Quale è stata la storia che ti ha colpito di piu’ e perché…
Facile dire che tutte le trentadue le storie mi hanno colpito, coinvolto e anche commosso. A caldo, ne scelgo due, quella della cooperativa Laura di Faenza, che si occupa di reinserire nella società e nel lavoro donne con gravi disagi psichici, e la cooperativa Ageste di Ferrara, che gestisce lavori in gran parte 'maschili'. Della prima, bastino le parole di Erika Naldoni sulle operatrici della cooperativa: "A ognuna di loro è come se dicessimo: sosteniamo te per sostenere lei, la donna che ha chiesto il nostro aiuto, alla quale non puoi sottrarti, perché ti segue fino a sfinirti. Così ti teniamo stretta, perché tu sei stretta a lei". Della seconda, come non ricordare l'esperienza di Paola Pesci, sempre presente nei cantieri e stimata da tutti, a partire dai soci-lavoratori 'maschi': "Sono molto importanti l'affiatamento della base sociale, l'umiltà di ascoltare tutti, la presenza di dirigenti e responsabili, l'avere presente che si opera con esseri umani. In una parola, non bisogna mai dimenticare l'umano".