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Noti al grande pubblico, soprattutto per il loro impiego in campo militare, dall’Afghanistan all’Iraq, i droni trovano applicazione anche in attività civili: dall’agricoltura alla cartografia.
Queste piccole macchine volanti telecomandate stanno aprendo una nuova era anche nel giornalismo, tanto che è nata una nuova disciplina, il Drone journalism, e in alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, sono già stati istituiti corsi universitari, istituti di ricerca (come il Drone journalism lab) e associazioni di categoria (come la Professional society of drone journalism).
Nell’articolo “Uno sguardo dall’alto”, a firma Claudio Cazzola (“Prima Comunicazione”, settembre 2014) è riportato che il Drone journalism sta entrando nelle redazioni italiane, dopo i registratori digitali e le minitelecamere, aprendo nuove prospettive, in particolare per i foto-videoreporter. I droni sono stati già utilizzati per riprese aeree in diverse trasmissioni televisive. Il Tg2 li ha usati per un servizio sul Colosseo; l’esempio più significativo sono probabilmente le immagini dall’alto (hanno fatto il giro del mondo) della Costa Concordia, mentre veniva trainata dall’Isola del Giglio a Genova.
L’interesse per il mondo dei droni è testimoniato da una iniziativa editoriale: “DroneZine”, la prima rivista dedicata a questo tema. Nata un anno fa come magazine digitale, si è trasformata in un bimestrale su carta.